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Vini Vulcanici, il Vesuvio e le sue peculiarità

Vini Vulcanici, il Vesuvio e le sue peculiarità

di Fosca Tortorelli

vigna vesuvioIl Parco Nazionale del Vesuvio, esteso per oltre 5000 ettari, è un territorio ricco di tante biodiversità, tra cui la vite trova spazio alle diverse quote altimetriche (dai 50 ai 400 m s.l.m.) esprimendo il suo carattere e la sua personalità uniche, grazie al suolo così ricco di minerali, in particolare di potassio. Le numerose eruzioni avvenute nel corso dei secoli hanno creato una complessa stratificazione con terreni vulcanici, fattore che ha favorito la presenza di vigne a piede franco, diffuse prevalentemente con l’antico metodo della propaggine, interrando un tralcio per creare una nuova pianta.

La superficie totale di ettari vitati è pari a 320 ettari, di cui in produzione attiva se ne contano circa 260, con una distribuzione ampelografica che è rimasta piuttosto refrattaria ai tanti reimpianti post-fillossera dei vitigni internazionali, puntando sulle varietà locali preesistenti, con una prevalenza di uva Caprettone, seguita da Piedirosso, Catalanesca, e in percentuali inferiori, Coda di volpe, Falanghina, Aglianico, Greco, Verdeca, Olivella, Cancello, Colonna, Uva rosa e altre varietà minori.

Prima di entrare nel merito delle varietà, va sottolineato il lavoro che sta svolgendo il Consorzio di Tutela Vini Vesuvio, sempre più cosciente del valore di questo areale e di come nel nuovo disciplinare, in vigore dal 2017, sia stata fatta chiarezza su alcune varietà presenti, come il Caprettone, per anni confuso impropriamente con la Coda di Volpe.

Interessante il primo progetto operativo voluto proprio dal consorzio, che in collaborazione con la Westminster Business School, vuole puntare a ottenere importanti indicazioni, tali da rafforzare il brand “Vesuvio” soprattutto sui mercati internazionali, che ad oggi conta una quota del 45% di prodotto esportato, soprattutto tra Francia, USA, Giappone e una piccola quota nei paesi del Nord Europa e in Svizzera. Questa collaborazione con il mondo accademico, come esplicitato da Ciro Giordano, presidente del Consorzio Vesuvio, ha quindi la finalità di comunicare in modo semplice ed efficace l’unicità del territorio vesuviano. I vini a Denominazione di Origine Vesuvio, la cui produzione complessiva annua si aggira su 1.900.000 bottiglie prodotte, ha visto un incremento produttivo del +12% nelle ultime vendemmie 2016/2017, fattore estremamente positivo e di conseguenza indicatore di una maggiore consapevolezza e impegno da parte dei produttori stessi.

Riguardo la distribuzione delle aree destinate a vigneti, impropriamente si parla solo di Vesuvio, in realtà si tratta di un complesso di due crateri diversi e due cime diverse, il Monte Somma e il Vesuvio, per cui è più corretto parlare del complesso Somma-Vesuvio facendo le opportune distinzioni di zona.

Si potrebbe quindi parlare di quattro zone del sistema vitivinicolo Vesuvio, prendendo come riferimento i comuni di San’Anastasia e di Trecase e dividendo ciascuno in lato mare ed entroterra, ottenendo vini con caratteristiche diverse. I vigneti, che si estendono in senso circolare rispetto al complesso Somma-Vesuvio hanno diverse esposizioni e altitudini e subiscono l’influenza del mare in forma diretta o indiretta, fattore che incide sul carattere organolettico dei vini prodotti. Nella fascia bassa, lato mare si avranno vini più corposi e caldi, mentre nell’entroterra, verso la bocca del cratere, avranno un carattere più snello e una maggiore freschezza, oltre che connotati da una incisiva sapidità.

Oggi la viticultura del Vesuvio è concretamente in evoluzione, gli stessi produttori stanno prendendo coscienza della vocazione e unicità di questo territorio e hanno compreso che percorrere la strada della qualità, con basse rese in vigna e maggior attenzione in cantina, è senza dubbio un’arma vincente. Interessante il lavoro che si è svolto negli ultimi anni in particolare su due vitigni a bacca bianca esclusivi di questo territorio: la Catalanesca e il Caprettone.

Nonostante le sue origini antiche il Caprettone1 è stato riconosciuto solo negli ultimi tempi come vitigno con un suo specifico profilo genetico e produttivo. È possibile annoverarla tra le varietà tendenzialmente “neutre”, essendo piuttosto povera di aromi primari, ma dopo almeno un anno di affinamento in bottiglia, è capace tuttavia di restituire piacevoli note di albicocca e ginestra; al palato esprime una decisa sapidità. Il vitigno Catalanesca invece, importato nel 1450 dalla Catalogna da Alfonso I d’Aragona, diffuso principalmente nel comune di Sant’Anastasia, ha elevata vigoria su impianti a spalliera con potatura a guyot e una maturazione tardiva. Aggiunta ufficialmente nell’elenco delle uve da vino dal 2006, ha ottenuto nel 2011 una IGP a sé. Dal punto di vista olfattivo, il vino ottenuto presente note fruttate con odori tipici di albicocca secca e miele. Tanti i segnali positivi e la convinzione di far conoscere in modo più incisivo le peculiarità di questa storica area vitivinicola

BIBLIOGRAFIA/SITOGRAFIA

• Castaldo F., Storia di vini e di vigne intorno al Vesuvio. Il vino nella Campania antica dall’epoca pompeiana alla fine dell’Impero Romano, Edizioni Intra Moenia, 2016
• http://www.vesuviodop.it
• https://www.settimanaterra.org/node/1303
• https://www.parconazionaledelvesuvio.it/il-vulcano/
• http://catalogoviti.politicheagricole.it/
• http://www.agricoltura.regione.campania.it/tipici/tradizionali/uvacatalanesca.htm

1 È la varietà a bacca bianca autoctona del Vesuvio per antonomasia, il suo areale di riferimento va dalla zona di Ercolano a San Giuseppe Vesuviano e le zone più vocate sono individuate nei comuni di Trecase e Boscotrecase. La zona dove riesce a dare la sua massima espressività in termini di maturazione, rientra tra le contrade del Tirone della Guardia e di Fruscio.

Il grappolo ricorda la pigna del trebbiano, contiene poche catechine ossidabili, ossia difficilmente assume il colore bruno di uve troppo cotte. È una pianta abbastanza vigorosa, che ben si adatta al suolo vulcanico, è dotata di un buon sistema radicale.




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