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Pizza, il primato americano sui consumi

Pizza, il primato americano sui consumi
Cresce la richiesta del Buono e calano i numeri per le pizze a domicilio

In quale Paese si verifica il maggior consumo di pizze al mondo?
Diciamo subito che non è l’Italia questo Paese.
Bensì, manco a dirlo, gli USA. Sì, gli States, con un consumo pro capite di 13kg all’anno a fronte dei 7,6kg in Italia ed i 4,3kg in Francia.
Da noi, in Italia, 5milioni di pizze al giorno. Negli USA, 8milioni al giorno: 3miliardi di pizze all’anno !
Il valore del settore in Italia è di 12miliardi di euro; negli USA circa 38miliardi di dollari, pari a circa 32miliardi di euro.
Ma nel leggere i trend 2018 della pizza negli USA, un dato appare molto significativo: sono in calo i consumi a domicilio e, di contro, sono in crescita i consumi nelle pizzerie.
Ed a cosa si deve ciò?
Il consumatore medio statunitense, non è che ci facciamo illusioni, continuerà ad essere un consumatore di junk food e la pizza continuerà ad essere quel cibo volto a soddisfare la sola esigenza di sfamarsi fast & cheap. E sfamarsi fast & cheap in casa propria davanti al megaschermo continuerà ad essere un must del consumatore medio statunitense.
Evidentemente c’è poi la nicchia alta di coloro i quali sono amanti della pizza e di essa cominciano a gustare i sapori ed a saper distinguere, e quindi scegliere, gli ingredienti costituenti i topping.
Costoro degustano la pizza in pizzeria perché deve essere appena esitata dal forno, perché il topping va scelto oculatamente e va scelto altrettanto oculatamente il vino (oppure la birra) da abbinare.
Vogliamo ipotizzare, molto prudenziale la stima, che questa nicchia alta di clienti gourmet pizza lovers, sia . . . uno su mille? Sì, ribadiamo, appena l’uno per mille: 999 i cultori del junk food ed 1, ma proprio uno solo il gourmet pizza lover. Ecco, stiamo parlando di un valore annuo di circa 32milioni di euro!
Pizza lovers, clienti gourmet che cercano e pretendono qualità. Ne consegue che si apre un vero mercato di prodotti di vera qualità che siano davvero made in Italy, meglio se certificati da marchi DOP e IGP.
Sorgono opportunità per fornitori che adesso agiscono soltanto sul mercato domestico. Ma per costoro, in genere di piccole dimensioni, permane il problema di esportare. Non hanno in casa le necessarie skills.
Come ovviare? Come non perdere questa ghiotta opportunità? Come divenire multinazionali pur restando piccoli? Come divenire, insomma, multinazionale tascabile?
Cimento arduo ma non velleitario. Due i fattori chiave: la cooperazione, la tecnologia abilitante.
Per cooperazione vuole qui intendersi la ferma volontà, da parte di ogni singolo fornitore, di cooperare con altri fornitori di ambiti merceologici contigui, allo scopo di addivenire ad un offeringcomposito ed articolato che possa di conseguenza divenire attrattivo per l’imprenditore USA.
Per tecnologia abilitante vuole qui intendersi, posta l’attuazione del fattore “cooperazione”, l’erogazione dei servizi e la fornitura delle merci mediante e-business e mediante e-logistics. Soluzioni alla portata delle grandi realtà industriali che sono tranquillamente anche alla portata di realtà di minore entità che sappiano, lo si ribadisce, cooperare e perdere diffidenza e soggezione nei confronti della tecnologia di rete.
E’ cosa facile ? No. E’ cosa difficile ? Neanche. E’cosa che se “cosa” resta, nel recinto delle idee appena abbozzate e mai analizzate, abortisce presto. E’ cosa che se diviene “progetto” e quindi, in quanto progetto acquisisce spessore di analisi, di studio e di soluzioni, non può non divenire un interessante elemento di crescita imprenditoriale a beneficio di tutta la business community.

 Vincenzo D’Antonio




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